Massoneria come metodo pedagogico

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Si sente dire spesso che la Massoneria è una scuola morale, ma quanto c’è di vero? Per rispondere a questa domanda la Commissione comunicazione della Federazione italiana del Droit Humain ha analizzando 19 tecniche pedagogiche tra le più avanzate (la quasi totalità di quelle oggi disponibili) e propone la lettura di un documento che è la sintesi di questo lavoro. Un materiale di studio utile a pedagogisti, ricercatori spirituali, agli stessi Massoni e all’opinione pubblica per comprendere la portata di una Istituzione come la nostra. Pubblichiamo le prime due parti ma prossimamente sarà possibile leggerlo nella sua interezza nella pagina Documenti e contributi del nostro sito. Ecco, dunque, la Massoneria come metodo pedagogico ovvero Le Droit Humain Massoneria dell’inclusione.

È l’inclusione, infatti, la chiave di volta della ricerca scientifica della pedagogia mondiale, e poiché è anche al centro del lavoro che da 130 anni il nostro Ordine porta avanti, possiamo parlare senza infingimenti di Massoneria come scuola, del Tempio come aula.

Con l’aiuto di una consulente scientifica, abbiamo confutato il metodo massonico  con esempi concreti. È possibile così constatare come la Massoneria abbia saputo armonizzare fin dal suo apparire nella storia le condizioni migliori per la realizzazione dell’inclusione anticipando di secoli strumenti e modalità che la pedagogia sta elaborando soltanto oggi.

Dal Circle Time al Metodo euristico partecipativo, dalle varie tipologie di didattica laboratoriale all’IBSE, dallo Storytelling alla classe o scuola scomposta, dalla Peer education al Debate e varie altre, sono tutte strategie che la Massoneria ha integrato organicamente nel suo fare educazione.

MASSONERIA COME METODO PEDAGOGICO ovvero LE DROIT HUMAIN MASSONERIA DELL’INCLUSIONE – come è strutturato il documento

Massoneria come metodo pedagogico

Ovide Decroly, pedagogista. Considerato uno dei padri fondatori della pedagogia moderna. è conosciuto per avere enunciato il cosiddetto centro di interesse nel bambino, antesignano della “zona prossimale”. Fu membro del Droit Humain.

La prima parte restituisce per sommi capi lo “stato dell’arte” della pedagogia attuale, espone l’obsolescenza dell’insegnamento frontale quale impostazione di insegnamento/apprendimento limitante. Vedremo quali sono state le esperienze pedagogiche italiane più significative, come ci si è arrivati e perché; quali le strategie e i metodi che la ricerca scientifica internazionale ha elaborato negli ultimi decenni, soprattutto il ruolo centrale che ricopre sempre più l’Universal Design for Learning ideato dal CAST (Center for Applied Special Technology con sede a Boston, USA) quale applicazione in ambito educativo dei principi individuati dall’architetto Ronald Mace quando a cominciare dagli anni ’80 formulò l’Universal Design, ovverosia l’insieme di teorie e pratiche per il miglioramento degli spazi e dell’ambiente con l’intento di superare ogni barriera – mentale, vedremo, prima ancora che architettonica – tra persone diverse ma nel rispetto di ognuna. Non passerà inosservato in nesso tra l’Universal Design, l’Universal Design for Learning e l’universalità di cui la Massoneria parla da sempre, i cui Templi sono, precisamente, il punto d’unione dell’architettura quale arte liberale, architettura sociale e luogo dell’educazione per eccellenza.

In questa sezione, tutte le strategie pedagogiche sopra menzionate, e altre ancora, sono poste in elenco, seguite da una promessa che facciamo ai lettori: osserveremo come Le Droit Humain, in particolare, abbia dato una spinta notevolissima all’inclusione con l’introduzione, nella storia, della Mixité, che nella sua forma originaria significava inclusione della donna e oggi significa molto, molto di più.

IL TEMPIO MASSONICO DEL DROIT HUMAIN: UNA “SCUOLA” DOVE SI UTILIZZANO 19 STRATEGIE DIDATTICHE SENZA INSEGNAMENTO FRONTALE

Massoneria come metodo pedagogico

Lina Borgo Guenna, pedagogista. Fu autrice di importanti opere di pedagogia e fondatrice di istituti in cui applicò inedite tecniche didattiche attive. Fu membro del Droit Humain.

Con la seconda parte del documento Massoneria come metodo pedagogico ha come titolo Aspetti pedagogici della Massoneria, ed è qui che entriamo nel vivo della questione. Ogni paragone con la pedagogia è possibile perché questa non riguarda solo la scuola in senso stretto ma qualsiasi ambito umano in cui avvenga una diffusione dei saperi. Viene qui ripreso l’elenco della prima parte; ogni strategia pedagogica viene illustrata nelle sue caratteristiche essenziali ed è osservato il suo utilizzo in Massoneria con esempi concreti.

Si compone di due sezioni a sua volta: La Massoneria come scuola, il Tempio come aula e Strategie didattiche presenti nel metodo massonico.  Vedremo quindi, su base scientifica, la perfetta conciliabilità della Massoneria con le più avanzate tecniche educative. Considerando il periodo storico in cui nasce e si sviluppa la Massoneria moderna, sorprenderà i lettori la sua profetica intuizione su ciò che è necessario adottare come comportamento individuale e di gruppo se si vuole costruire una “società educante”. Vedremo come sia il Tempio massonico il luogo che più di tutti rispetta tutti e sette i principi non negoziabili dell’Universal Design e le linee guida dell’Universal Design for Learning quali: semplicità, percettibilità, tolleranza dell’errore, contenimento dello sforzo fisico, misure e spazi sufficienti; vedremo come il Droit Humain attui da sempre questi principi e quelli posti dall’agenda 2030 sul non lasciare indietro nessuno. Osserveremo quanto, a dispetto dell’aggettivo «speculativa», la Massoneria sia una scuola pratica, dove si impara facendo e quanto sia utile al miglioramento delle vite dei suoi iscritti quale fine concreto, il meno invasivo e il più rispettoso delle libertà altrui. Apprenderemo come uomini e donne, nel continuo confronto e nel rispetto reciproco sviluppino una visione laterale utile a lenire i conflitti di una società materialista sempre più competitiva e che, in quanto tale, spesso dissolve le possibilità di coesione tra i suoi individui.

LA MIXITÉ DEL DROIT HUMAIN: UN’OPERA PEDAGOGICA. DALL’INCLUSIONE DELLA DONNA IN MASSONERIA DEL 1893 ALL’ABBATTIMENTO ODIERNO DI OGNI BARRIERA

Nella terza parte viene mantenuta la promessa con cui si conclude la prima.

Massoneria e Pedagogia

Janus Korczak, pedagogista ed educatore, fondatore di un orfanotrofio dove sperimentò innovative tecniche pedagogiche. Massone del Droit Humain, fu deportato e ucciso nel campo di Treblinka.

È descritta la Mixité in tutte le valenze e in tutte le direzioni di lavoro che ha raccolto nel tempo, dal Droit Humain delle origini ai giorni nostri. Dall’inclusione della donna – non già un atto meramente storico di integrazione democratica, quanto consapevole attuazione di conoscenze naturali profonde, comprensione delle leggi di complementarità universali adottate per il progresso dell’Umanità in totale armonia con le tradizioni più antiche nel pur doveroso studio continuo che ogni generazione di Massoni sa di dover portare avanti per decifrare l’epoca storica in cui vive; fino all’inclusione di Fratelli e Sorelle con disabilità, passando per l’instaurazione di norme interne all’Ordine capaci di abbattere ogni separazione tra individui, come quella tra Ordine e Rito (continuità iniziatica) o tra credenti e no, per una Massoneria autenticamente liberale i cui iscritti possano partecipare attivamente – ognuno secondo coscienza – ai processi storici ed evolutivi delle società. Attraverso l’analisi delle caratteristiche distintive del Droit Humain risaliamo alla ratio che lo ha generato come Ordine e della novità assoluta del suo messaggio nella storia della Massoneria stessa. Questa parte del documento risponde a una domanda sempre valida per chi ha desiderio di percorrere il cammino massonico: è il rituale fatto per l’Uomo o l’Uomo per il Rituale? Una domanda che pone l’essere umano al centro dei nostri lavori e schiude altre innumerevoli questioni che gli spiriti pacifici, quieti e volenterosi sapranno trarre per le proprie meditazioni.

IL PATTO SOCIALE COME COMUNITÀ EDUCANTE

Infine la quarta parte, dal titolo Verso un nuovo patto sociale.

Qui si esprimono considerazioni sul patto sociale sorto nel dopoguerra, non già per rimpiangerlo, ma per comprendere da dove veniamo, dove siamo e dove possiamo andare. Osservandone pregi e difetti, avremo modo di cogliere la necessità che la società umana ha di stabilire riti di passaggio ed esperienze condivise, sempre più rari; necessità di formulare un significato eggregorico a proprio fondamento contro la disgregazione valoriale in atto, di sviluppare codici simbolici che dicano più di quanto le parole permettano e contribuiscano così a creare un’intesa tra cittadini assai diversi tra loro, tanto più oggi, in una società globale così caratterizzata dalle migrazioni, dalle variabili ambientali e fattori energetici, e da tutti quei fenomeni che mettono gli uomini davanti all’urgenza di cercare modalità sostenibili di convivenza. Avremo meglio chiara la necessità, altresì, di instaurare regole condivise e lealtà nei rapporti, di ripensare gli scopi del vivere insieme e convogliare sforzi per il bene comune, vale a dire per la costruzione di una eredità da lasciare alle future generazioni. Viene quindi rilanciato il nostro interesse e il nostro impegno per la costruzione di una società più coesa e fraterna. Una società adulta, capace di educarsi da sé in coscienza e consapevolezza, senza le quali tutto è vanificato: i diritti così come i doveri.