Fu così che in Istria e Dalmazia la presenza di lingua italiana che durava da più di 500 anni, utilizzando la facile semplificazione “italiano uguale fascista”, in pochi anni fu fisicamente quasi del tutto eliminata. I pochi che rimasero per salvarsi dovettero nascondere la propria discendenza cambiando spesso anche il proprio nome.
Il genocidio è una pratica antica nella storia dell’uomo. Esprime la violenza assoluta che va oltre la guerra, con cui spesso si intreccia, che pretende di risolvere le dispute tra gruppi sociali con l’annientamento sistematico della stirpe di chi soccombe; non si accontenta della vittoria, pretende l’estinzione completa del nemico.
La Civiltà Umana solo di recente ha iniziato a porsi il problema di darsi delle regole per i conflitti che da sempre rappresentano la malattia più grave della specie umana. La firma della convenzione di Ginevra, che è stato il primo tentativo di porre norme condivise alla conduzione della guerra, risale solo al 1864. Per il genocidio però non era stata inventata ancora nemmeno una definizione. Il Primo Ministro inglese Winston Churchill nel 1941 parlando dell’Olocausto non sapeva nemmeno dargli un nome e lo definì “un crimine innominabile”. Solo dopo la seconda guerra mondiale ci si pose il problema di riconoscere il concetto di “genocidio”. Nella nascente Organizzazione delle Nazioni Unite delegati di tutto il mondo discussero i termini di una legge internazionale contro tale crimine. Varato nel 1948, il testo finale, la Convenzione delle Nazioni Unite per la Prevenzione e la Repressione del Genocidio entrò in vigore il 12 gennaio 1951.
Purtroppo la firma di una convenzione non ferma le armi e l’odio che porta gli uomini a compiere questi atti contro l’umanità. I Tribunali Internazionali negli ultimi anni hanno lavorato in maniera esemplare. Si sono occupati di genocidi in Bosnia, in Ruanda, nel Darfour, ma purtroppo i giudici arrivano tardi, a cose avvenute.
Massoneria: Ordine Massonico Misto Internazionale di Rito Scozzese Antico ed Accettato LE DROIT HUMAIN
Si legge: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie”, ma queste non devono rimanere solo parole scritte nell’articolo 11 della Costituzione Italiana, sono concetti che devono entrare nella coscienza di ciascun cittadino. La Libertà, l’Uguaglianza e la Fratellanza che ogni massone è impegnato a perseguire personalmente, devono innanzitutto trovare posto nel DNA di ogni uomo. I Massoni si impegnano a farlo in primo luogo su loro stessi, convinti come sono che nel futuro della Civiltà Umana sia possibile bandire le armi come strumento di confronto e difesa degli interessi di gruppi o nazioni.
In uno dei nostri Rituali si dice chiaramente che la Massoneria è innanzi tutto progressiva, significa che ha come obiettivo il progresso dell’Umanità, crediamo quindi che sia possibile un cambiamento. Occorre rifiutare di accettare la violenza e la guerra, perché non basta più dire “è sempre stato così”. Il nostro impegno è cambiare nella direzione del bene, convinti come siamo che il cammino del progresso civile potrà essere lento, ma è possibile.
Il primo passo è ricordare, senza alibi o giustificazioni gli orrori avvenuti, riconoscendo colpevoli e circostanze, il secondo è rifiutare con metodo la violenza fin da oggi, partendo da quella più elementare. Iniziamo dal bandire le parole che possono facilmente diventare pietre, come dimostra la storia di questi mesi recenti. Perché la violenza è come una valanga, inizia con poco, con un odio sussurrato, ma può diventare rapidamente una gigantesca frana che non è più possibile controllare.
Il nostro impegno rivolto oggi a ricordare gli orrori della storia si manifesta tutti i giorni nel tentativo di cambiare le premesse, denunciare i tentativi di sopraffazione del diverso e delle minoranze, perseguendo invece azioni di inclusione e tolleranza.
Per questo oggi la Massoneria mista ricorda le Foibe. Come sempre nella sua storia fin dalla sua nascita nel 1893, le Droit Humain combatte per difendere i diritti di tutte le persone senza distinzioni, guardando soprattutto a chi non ha voce, a chi ha meno forza per affermarli, perché la diversità e la solidarietà hanno una forza maggiore della violenza della sopraffazione. Ricordare oggi quello che è accaduto agli italiani in Istria e Dalmazia per noi significa rafforzare questi principi.
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